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Bacio che sopporti il peso
della mia anima breve
in te il mondo del mio discorso
diventa suono e paura.
A.M.
Ciao Alda.
Ho un dolore sordo
un poco sotto al cuore,
non c'entra l'amore,
ma solo un male che
prende a veder girare
questo mondo infame.
Mi preme forte
fino a farmi vomitare
parole e bile.
©Riccardo
Se solo tu…
Sarei annegato,
straripandoti.
Riccardo
Anche su
Non un rimpianto,
solo perdite.
Tempi e spazi contigui
abitati da suoni e silenzi,
rimpianti e perdite.
Non si rimpiange l’emozione
se ne patisce la perdita.
son diventato sì sordo
da usare la carne
per sentire vibrare.
Poi nell’arena della vita,
nell’ultimo atto,
senza accorgersene
muore.
Grazie fratello,
per la bellezza che tocco,
per le donne che incontro,
per i sapori che gradisco,
per le musiche che amo,
per le parole che ho,
per i brividi che ospito,
per gli amici che abbraccio,
per la forza che tengo,
per le lacrime che temo,
per chi amo e mi ama,
per chi mi ha amato e non ho amato,
per chi ho amato e non mi ha amato,
per come il tempo mi ha abitato,
grazie fratello,
fratello me.
Stamattina mi sono alzato
O bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
Stamattina mi sono alzato
E ho trovato l'invasor
O partigiano portami via
O bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
O partigiano portami via
Che mi sento di morir
E se io muoio da partigiano
O bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
E se io muoio da partigiano
Tu mi devi seppellir
E seppellire lassu' in montagna
O bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
E seppellire lassu' in montagna
Sotto l'ombra di un bel fior
E le genti che passeranno
O bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
E le genti che passeranno
Mi diranno che bel fior
E questo e' il fiore del partigiano
O bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
E questo e' il fiore del partigiano
Morto per la liberta'
E questo e' il fiore del partigiano
Morto per la liberta'
Vorrei dedicarti
una poesia senza parole,
fatta di sensi
armonia e sorrisi.
Ma non sono capace
o
forse non è possibile farlo,
potrei azzardare con la musica
adattando emozioni non mie.
No meglio il silenzio,
capace di ospitare
senza rifiuto,
i Voglio più diversi.
Riccardo.
Non ci si riesce,
è difficile tanto,
avere il passo accanto
non correre avanti,
la cadenza combaciante
la misura costante
io son questo
tu non lo so.
Viaggio solo,
per me una scelta,
per te una paura,
ed intanto regalo
alle ombre le ali .
Riccardo
.
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Sediamoci,
sulla sponda del fiume, così l’acqua che passa racconterà il tempo vero, quello che nemmeno l’orologio più perfetto può segnare e catturare.
Sediamoci qui sulla terra umida, che calpestiamo tutti i giorni e che ci sarà lenzuolo un giorno, non preoccuparti è lontano, e se anche non lo è, che vuoi farci, è lo stesso, è così stupido combattere l’inevitabile, non esserci più è l'apice del semplice l’ultimo vero splendore, un punto semplice e basta.
Sediamoci qui, scaldati dal sole che filtra da quella nuvola, crepata e polimorfa prigioniera del vento e della luce, se piove pazienza, forse diverremo più saggi perché non so quanta ce ne sia nello scappare dal normale e dal farsi accadere, quindi poggia i gomiti, incornicia il viso con le mani e parla, oppure resta in silenzio, però pensa, qualcosa di semplice e non di banale, perchè solo gli sciocchi confondono il profondo col nulla.
Non guardarmi con gli occhi confusi, non sono ancora pazzo, forse sarebbe condizione auspicabile in certuni momenti, ma non oggi, si un poco di pazzia c'è, continuamente, ma è quel tanto che mi rende umano, che semplicemente evita, di farmi fare male, più di quanto già non faccia.
In fondo sono un uomo semplice, anche tu lo sei, i miei pensieri nascono e camminano in modo semplice, allora perché è tutto così complicato?
Forse la colpa abita nel vuoto che si crea tra due pensieri semplici ma non uguali, ma nondimeno esatti, si penso sia questo, tutto si complica nel tentare di colmare quel vuoto, nella voglia di annullare la distanza tra il mio semplice ed il tuo.
Il mio semplice lo conosco, anzi lo vedo così vero e chiaro, che stupefatto del perché tu non capisca, invento pensieri complessi e curvi, nel tentativo vano, di farlo coincidere con il tuo, e tale è l’ impegno che il semplice si disgrega e si trasmuta, come un respiro distratto dimentico dell’esistere, non più nel fatto in se, ma nella sua confusione, nel prima e nel dopo, nel che sarà, e nell’essere stato, e tu lo stesso, generando folli angoli e curve pazze, una geometria insensata, di spigoli dolenti e rette disegnate con graffi colore porpora .
Ecco lo sapevo inizia a piovere, non serve correre, resta a parlare, è solo acqua e ormai siamo bagnati, non è bugia ma semplice condizione, prova e toccami, è tanto semplice che diviene complicato solo provare.
Riccardo
Hai consegnato
me, proprio me,
alla disonestà,
usando il niente,
sapendo e tacendo
come fosse sollievo.
Per questo adesso
ti caccio,
rovesciando le tasche
perche non resti,
memoria,
neppure una briciola
non importa se
ti vedrò ogni giorno,
non importa se crederai
di essere quanto non sei,
sarai solo un rovescio,
un posto occupato
per caso.
Riccardo
Uccido quello che
non conosco,
del resto sono
un carbone
che non sarà
mai diamante.
Fosse possibile scrutare
con i tuoi occhi,
e vedere il colore dei miei,
toccarmi con le tue mani
che sono piccole,
per perdere l'equilibrio
seguendo la mia pelle,
assaggiarmi
con la tua bocca,
per saggiare
se sono sale,
come dicono,
essere meno me,
e un poco più te.
Ti dono un silenzio,
senza aggiungere niente,
a me invece
un profumo, un colore,
un sapore,
e quattro passi sul mare.
Riccardo.
Potessi fermare
le emozioni che
rompono diga e
senza ritegno
allagano,
così come riesco
a fermare azione,
scriverei con giada
ed oro o forse,
ne perderei il
bisogno.
Riccardo
Scaglia lì il silenzio,
usalo come ponte
tra una bassezza
ed un pentimento.
Usalo come un libro
dalle pagine vergini ,
o sinfonia di note
scritte e mai suonate,
usalo tra parola e gesto,
poi come parola
poi come gesto,
infine tra un silenzio
ed il silenzio accanto,
ora il cuore scoppia
spiandosi.
Essere per essere
qui a sostenere
che è possibile,
perfino adesso,
sia il dire che
anche il fare,
pur nel nonsenso
dell’infinito replicare
del rito del vivere,
che feroce
schiaccia e piega
schiena e smanie,
eppure,
omettendo il disperare,
siamo ancora capaci
a volteggiare.
Riccardo